sabato 3 agosto 2013

Aforisma

Un Compositore manifesta la vera umiltà quando accetta la sua vanità ed il suo egocentrismo.

venerdì 7 settembre 2012

giovedì 23 febbraio 2012

The meaning of Music

No meaning. It rarely happens. But it happens.
Notes, tempo, carattere, harmonia, they' re loosing every sense, every importance, every contextualization; it's an apparent manifestation.
They're just symbols.
But they're just gates. And everyone wants to see beyond the gates...
A vibrant phenomeneon in absolute harmony with the anassagoriano nous, so matrix and broodmare of the whole universe.
Generator of life.



giovedì 24 novembre 2011

Charles Ives - the unanswered question - analisi

ORGANICO:

Flauto I, Flauto II, Flauto III (o oboe), Flauto IV (o clarinetto), Tromba (o corno inglese, o oboe, o clarinetto), Violini I, Violini II, Viola, Violoncello (o + Contrabbasso).

Dalla prefazione della partitura, leggiamo queste righe scritte dal pugno del compositore:

“Le parti del quartetto di flauti possono essere date a due flauti, i primi due, oboe e clarinetto, gli ultimi due. In sostituzione della tromba potrà esserci un corno inglese, oppure un oboe o un clarinetto, se questi ultimi non suonano nelle “risposte”.

Il quartetto d’archi (o l’orchestra d’archi con sordina), se possibile, non dovrà suonare sul palco assieme agli altri strumenti. La tromba dovrebbe usare una sordina se dovesse suonare in una sala molto grande, oppure se dovesse suonare con l’orchestra d’archi. Se sono presenti più archi, si può aggiungere un contrabbasso all’ottava con il violoncello. Gli archi devono suonare ppp, senza mai variare di dinamica. Essi rappresentano “Il silenzio dei Druidi, i quali conoscono, guardano ed ascoltano il nulla”. La tromba intona “L’eterno quesito dell’esistenza umana” ed è sempre la stessa, ogni volta che si presenti. Ma la caccia all’ “Invisibile risposta” perpetuata dai flauti e quindi dagli esseri umani diventa man mano più attiva, più veloce e più forte, fino ad arrivare ad un animando e quindi ad un con fuoco. Tutta la parte dedicata ai flauti, non deve essere suonata a tempo, cioè nella sua esatta posizione. Potrà essere trattata come se fossero degli interventi di carattere improvvisativo. Se non vi è prevista la figura di un direttore, uno dei flautisti potrà dirigere il gruppo dei flauti. Le “risposte volanti”, allo stesso tempo, dopo una “conferenza segreta”, sembrano rispondere solo cose futili, e cominciano a canzonare “La domanda”, ponendo momentaneamente fine al conflitto. Infatti, dopo la loro disapprovazione, “La domanda” viene posta un’ultima volta, e stavolta non ci sarà risposta, ma solo “Il silenzio” ascoltato attraverso un’ ”Indisturbata solitudine”.

Già dalla scrupolosa introduzione del compositore si potrà dedurre quali siano i comportamenti dell’organico. Gli archi, i quali rappresentano “il silenzio dei Druidi”, presentano una tessitura armonica costante ed immutabile, con lunghe figurazioni di semibrevi legate, tessendo una lunga armonia consonante di ritardi e risoluzioni.

La tromba, ossia “la domanda”, interviene ponendo il quesito (una cellula di sole due battute, formata da 5 suoni) dopo lunghi silenzi; in effetti non si potrebbe parlare di un vero e proprio tema, poiché esso non viene sviluppato per tutta la durata del pezzo. Infatti la cellula viene riproposta identica dall’inizio alla fine della composizione, eccetto per l’ultima nota che alternando termina una volta con un do ed un’altra con un si.

Il quartetto di flauti, i quali rappresentano “le futili risposte umane”, intervengono subito dopo la presentazione della domanda, talvolta imitando (o più propriamente detto “scimmiottando”) la cellula della domanda, con tessiture armoniche molto dissonanti, e altre volte divagando completamente. Infatti si differenziano dagli archi e dalla tromba per le indicazioni del carattere. Gli archi e la tromba hanno come indicazione “Largo molto sempre”, mentre i flauti variano da intervento ad intervento, e man mano aumentando sempre di più l’indicazione metronomica, partendo da un “Adagio” fino ad arrivare ad un “Molto agitando”.

Il tempo resta un 4\4 invariato per tutti.

Anche per quanto riguarda le dinamiche, il compositore ha differenziato ancora una volta i flauti dagli archi e la tromba. Mentre i primi cambiano continuamente di dinamica, toccandole tutte, da risposta in risposta, gli archi e la tromba restano immutabili, gelidi in un ppp per gli archi e in un p per la tromba dal principio alla fine della composizione.

Armonicamente gli archi fanno il loro ingresso presentando un accordo di sol maggiore tenuto per 3 battute, passando per il si minore, il mi minore in 4\6, il sol 7 di dominante in primo rivolto risolvendo sul do maggiore con la 9 senza preparazione, poi do maggiore stavolta in 4\6, e do maggiore al suo stato fondamentale. Dopodichè procedono con un mi minore 7 in 4\6, un la minore sul quale la viola fraseggia in semiminime per grado congiunto fino ad arrivare ad una armonia incerta, poiché il violoncello fraseggia per grado congiunto con semiminime lasciando un armonia equivoca ed indecisa fino ad arrivare al quell’accordo di sol maggiore che si è presentato all’inizio del brano. E’ su quest’accordo che la tromba ha il suo ingresso con la fatidica domanda: una cellula ritmicamente complessa (una terzina di minime nella quale vi è una terzina di semiminime) costituita da un salto di 7ma diminuita discendente, una 3za minore ascendente, un salto di 8va diminuita ascendente e una 3za minore discendente. Nel frattempo gli archi ripetono le armonie precedenti, in maniera identica.

La prima risposta dei flauti avviene sul do 9 degl’archi. Il carattere è Adagio, e si presentano uno dopo l’altro (con note tenute con un p) con la stessa figurazione irregolare complessa della tromba, creando una tessitura armonica molto dissonante. Da tener conto l’intervallo di 8va diminuita che si è creato tra il II ed il I, l’intervallo di 10ma (3za maggiore) tra il IV ed il I, l’intervallo di 4ta tra il III ed il II, l’intervallo di 5ta diminuita tra il III ed il I. Il II ed il III flauto hanno note tenute, mentre il I ed il IV si muovono isoritmicamente con crome.

Dopo una battuta di pausa, lasciando sempre gli archi “immutabili e gelidi”, si presenta una seconda volta la domanda, identica al suo primo ingresso, fatta eccezione per l’ultima nota (stavolta un si) che fa un salto discendente di 4ta diminuita (terza maggiore). Dopo una battuta di pausa, sempre però lasciando solo gli archi, C.Ives introduce la seconda risposta dei flauti: stavolta in tempo Andante, si presentano tutti sull’ultimo movimento della battuta con un mp procedendo isoritmicamente il I col III ed il II col IV. L’armonia dissonante è la stessa della prima risposta, però disponendo gli intervalli diversamente. Nelle ultime battute C.Ives lascia perdere l’isoritmia dei flauti raggruppati a due a due, facendo coincidere ritmicamente solo il I col IV con cromatismi discendenti per il I ed ascendenti per il IV, mentre il II ed il III hanno note tenute.

Frattanto gli archi hanno raggiunto il loro accordo primario (il sol maggiore). Da questo momento in poi essi cambieranno armonie. Infatti, nel silenzio della tromba e dei flauti, essi passeranno da un’armonia piuttosto indecisa ad un accordo di si minore. E’ su questo accordo che la tromba intona per la terza volta la domanda, con gli stessi intervalli della prima volta ma senza la figurazione ritmica complessa delle terzine, presentando però una complessa scrittura ritmica facendola quasi intendere come se fosse simile alla precedente. Gli archi si muovono su un’altra armonia, quella di un accordo di do maggiore, restando fermi, mentre la terza risposta dei flauti avviene in tempo Allegretto, con un mf; il I con il IV sono quasi isoritmici, e armonicamente vi è un cluster però dilatato. Il III flauto non si presenta sullo stesso movimento degli altri ma dopo una semiminima di pausa, intonando una piccola cellula di scarsa importanza (in effetti è quello che intenzionalmente deve rappresentare la risposta), terminando così la terza risposta su un altro cluster, stavolta non dilatato.

L’armonia degli archi procede “solitaria” su un accordo di do maggiore in primo rivolto tenuto per due battute, i violini I aggiungono una 9na, trasformandosi in una accordo di re minore 7 in primo rivolto e stabilizzandosi su un accordo di fa maggiore. E’ su quest’accordo che la tromba suona la domanda per la quarta volta. Essa è ritmicamente, più o meno, uguale alle precedenti, con figurazione ritmica complessa con terzine di minime, e terminando sul si, come terminava la seconda volta. Al suo termine gli archi si muovono su un accordo di mi minore in primo rivolto. Su quest’armonia i flauti irrompono con la risposta per una quarta volta in tempo Allegro, con un f. Finalmente imitano (o “scimmiottano”) la domanda! Verticalmente si presentano tutti sullo stesso movimento; il II, il III ed il IV hanno un cluster. In effetti la scrittura è più interessante dal punto di vista orizzontale; per una battuta sono tutti isoritmici, per poi proseguire isoritmicamente a due a due (il I col II ed il III col IV); il I ed il II imitano la cellula della domanda, usando però soltanto il moto ascendente e discendente della cellula ignorandone gli intervalli, e stando tra loro a distanza di terza (talvolta maggiore e talvolta minore) avendo la stessa frase. Il III ed il IV flauto sono anch’essi isoritmici, ma diversi dagli altri due, presentando la stessa frase solo per una battuta a distanza di terza (talvolta maggiore e talvolta minore). Soltanto il IV flauto nella battuta finale si differenzia dagl’altri; esso infatti ha un glissato d’8va ascendente. Ed è proprio su questa battuta finale che gli archi cambiano armonia; un atteggiamento nuovo, poiché fino ad ora essi restavano fermi su un’armonia, senza muoversi, attendendo che i flauti terminassero la loro futile risposta. Sembra quasi che i Druidi volessero ignorare totalmente quello che gli umani stavano rispondendo.

L’armonia cambia quindi su un accordo di la minore, passando per un accordo di mi minore in 4\6 per terminare su un accordo di do maggiore. La domanda intonata dalla tromba viene posta per la quinta volta, con la medesima figurazione irregolare di terzine, terminando sul do. L’atteggiamento degli archi è quindi cambiato, poiché sia alla fine della domanda che all’ingresso della quinta risposta essi si muovono armonicamente; procedono con un accordo di mi minore in 4\6, fa maggiore in primo rivolto, mi minore in primo rivolto dove irrompono i flauti, fa maggiore, do maggiore in primo rivolto e sol maggiore in primo rivolto. I flauti, ossia gli umani, sono arrabbiati. Essi irrompono con un Allegro molto in ff, urlando chissà che cosa, per calmarsi un un pp improvvisamente, affermando l’instabilità e l’inutilità delle loro risposte. Vi è sempre l’isoritmia tra il I ed il II e tra il III ed il IV. Lo sf, ossia il punto culminante della frase, è un altro cluster. Idem per il pp della battuta finale, con note tenute con un punto coronato. Ed è in questo punto che gli archi continuano il loro maestoso cammino, fermandosi su un accordo di do maggiore (i violini I hanno una 9 che poi risolve) e poi ancora su un accordo di la minore.

In questo preciso momento la tromba annuncia per la sesta volta la domanda, fermandosi sul si; un si che verrà tenuto, come da indicazione, fino all’ingresso dei flauti. L’armonia degli archi cambia su un accordo di sol maggiore, con note per grado congiunto in semiminime dei violini I. In questo momento del brano i flauti annunciano la loro inutile sesta ed ultima risposta: un Allegro che accelererà in un Molto agitando fino a diventare Con Fuoco. Anche le dinamiche subiscono la stessa evoluzione: si parte da un ff, attraversando un fff e terminando con un ffff. Soltanto il flauto I ed il II cominciano a rispondere, all’unisono, riproponendo esattamente il tema nella sua totalità, ovviamente suonato in maniera differente a causa del carattere e della maniera diversa di trattarlo ritmicamente. Infatti il compositore lo ripropone ancora una volta ed un’altra aumentando sempre di più i valori, passando dalle terzine di crome alle semicrome, quindi accelerando non solo col carattere ma anche con i valori stessi. Il III ed il IV intervengono sulle terzine di crome del I e del II, isoritmicamente e cromaticamente, arrivando al Molto agitando ove il I è sempre all’unisono col II suonando cromatismi discendenti e il III prende una strada diversa dal IV, con cromatismi et similia, per poi ricongiungersi all’unisono per un attimo e di nuovo separarsi nel Con Fuoco. In questo delicatissimo e brevissimo momento accadono molti eventi: gli archi si muovono su un accordo imprecisato, che potrebbe avvicinarsi al semidiminuito, restando pazientemente fermi fino ad attendere le ultime ed inutili note dei flauti; i flauti sono sempre raggruppati a due a due, ossia il I col II a volte all’unisono ed altre no, ed il III col IV ritmicamente uguali. Le quartine di semicrome discendenti finali, ritmicamente uguali per tutti, a distanza di 2de l’une dalle altre, annunciano la fine di tutto il pezzo, culminando nel ffff (facendo degli arditi salti) in un cluster acutissimo ed indeciso. Infatti il flauto I ed il II terminano su una minima puntata, mentre il III ed il IV terminano una croma dopo, o per dir meglio, terminano due volte, come se si volesse sottolineare l’indecisione, la futilità, l’incoerenza, la mancanza di organizzazione e l’inutilità delle risposte umane. Ed è proprio in questo punto che gli archi si muovono su un’altra armonia, sempre gelidi, irremovibili, come se nulla fosse accaduto: un accordo di sol maggiore, ovviamente, accordo risolutore e conclusivo di una leggera tensione armonica creata precedentemente, come se per un attimo i druidi avessero teso l’orecchio verso un sibilo, un mormorio quasi impercettibile e poi avessero continuato per la loro indifferente strada. Infatti oramai i Violini I ed il Violoncello sono “gelati” in un sol fino alla fine del pezzo, mentre i Violini II e le Viole fanno dei piccoli movimenti in minime per grado congiunto (note di volta) solo per poche battute, arrivando così al medesimo accordo di sol maggiore che si era presentato all’inizio dell’opera. Ed è in questo momento che la tromba pone per la settima ed ultima volta “the unanswered question”. Non è un caso che essa si presenti per sette volte:

Il numero sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, perché era legato al compiersi del ciclo lunare. Gli antichi riconobbero nel sette il valore identico della monade in quanto increato, poiché non prodotto di alcun numero contenuto tra 1 e 10. Presso i babilonesi erano ritenuti festivi, e consacrati al culto, i giorni di ogni mese multipli di sette. Tale numero fu considerato simbolo di santità dai Pitagorici. I Greci lo chiamarono venerabile, Platone anima mundi. Presso gli Egizi simboleggiava la vita. Il numero sette rappresenta il perfezionamento della natura umana allorché essa congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre. Essendo formato dall’unione della triade con la tetrade, esso indica la pienezza di quanto è perfetto, partecipando alla duplice natura fisica e spirituale, umana e divina. É il centro invisibile, spirito ed anima di ogni cosa. Il Sette è il numero della piramide in quanto formata dal triangolo(3) su quadrato(4). Quindi il sette è l’espressione privilegiata della mediazione tra umano e divino.”

Da www.mitiemisteri.it

Riccardo Barone

giovedì 15 settembre 2011

domenica 28 agosto 2011

Composers anniversaries 2012

This is a list of the 2012 composers anniversaries.

50 ANNI DALLA MORTE

Fritz Kreisler
Rodolphe Mathieu
Otakar Jeremiáš
František Brož
Jacques Ibert
Manolis Kalomiris
Emanuel Zamir
Solomon Linda
John Ireland
Eugene Goossens


100 ANNI DALLA MORTE

Adélard Joseph Boucher
Wilhelm Kuhe
Jules Massenet
Mykola Lysenko
Samuel Coleridge-Taylor
Jan Blockx


100 ANNI DALLA NASCITA

Carlos Guastavino
Nie Er
José Pablo Moncayo
Conlon Nancarrow
Bojan Adamič
George Selwyn English
Peggy Glanville-Hicks
Laurence Henry Hicks
Robert Watson Hughes
Henry Krips
Keith Bissell
Graham George
Johana Harris
Barbara Pentland
Ivana Lang
Alfred Desenclos
Jean Françaix
Zvi Nagan
Sergiu Celibidache
Šimon Jurovský
Xavier Montsalvatge
Sabicas
Igor Markevitch
John Cage
Woody Guthrie
Conlon Nancarrow


150 ANNI DALLA MORTE

Carl (or Karl) Ferdinand August Linger
Ernesto Spagnoletti Snr
Charles Wugk Sabatier
František Škroup
Fromental Halévy


150 ANNI DALLA NASCITA

Mona Margaret McBurney
George William Louis Marshall-Hall
Humfrey Anger
Charles A.E. Harriss
Emil Votoček
Léon Boëllmann
Claude Debussy
Johan Wagenaar
Oldřich Hemerka
Frederick Delius
Edward German


200 ANNI DALLA MORTE

Jan Ladislav Dussek
Antonio Tozzi


200 ANNI DALLA NASCITA

William Vincent Wallace
Louis Antoine Jullien
Spyridon Xyndas


250 ANNI DALLA MORTE

Johann Ernst Eberlin


250 ANNI DALLA NASCITA

Marcos Portugal
Stephen Storace


300 ANNI DALLA NASCITA

Jean-Jacques Rousseau
Frederick II of Prussia
John Stanley

350 ANNI DALLA MORTE
Anders Düben
Henry Lawes


400 ANNI DALLA MORTE

Marco Mazzazzoli
Giovanni Gabrieli


450 ANNI DALLA MORTE (1562)

Adrian Willaert
Claudin de Sermisy


450 ANNI DALLA NASCITA (1562)

Jan Pieterszoon Sweelinck
John Bull


500 ANNI DALLA MORTE (1512)

Antoine Brumel


550 ANNI DALLA NASCITA (1462)

Juan de Anchieta